
La notte che doveva segnare l’inizio del nuovo anno si è trasformata in una tragedia senza precedenti e, con il passare dei giorni, il disastro di Capodanno a Crans-Montana continua ad allargare il proprio raggio d’azione. Non si parla più soltanto di lutti, ospedali e indagini penali: ora l’onda d’urto dell’incendio arriva fino alle stanze dell’amministrazione pubblica, dove prende forma uno scenario che fino a poco tempo fa sembrava impensabile.
L’incendio divampato nel locale Le Constellation nella notte di Capodanno ha provocato almeno quaranta vittime e decine di feriti, molti dei quali giovanissimi e ancora ricoverati in condizioni critiche. Un bilancio drammatico che rischia però di non essere l’unico conto da pagare. Oltre ai gestori del locale, Jacques e Jessica Moretti, a finire travolta potrebbe essere l’intera comunità di Crans-Montana.
Secondo quanto riportato dal quotidiano svizzero 24heures, sul Comune incombe ora una minaccia gravissima: una crisi finanziaria di proporzioni tali da far temere persino la bancarotta. Tra perizie tecniche, procedimenti giudiziari e richieste di risarcimento che potrebbero raggiungere cifre astronomiche, una delle località turistiche più celebri delle Alpi si trova improvvisamente a fare i conti con un futuro carico di incertezze.
Solo poche settimane fa, l’idea che una meta frequentata da vip, turisti facoltosi e grandi eventi potesse rischiare il collasso economico sarebbe sembrata assurda. Oggi, invece, diversi esperti avvertono che l’incendio di Capodanno potrebbe rappresentare il colpo definitivo per un Comune che già prima della tragedia non godeva di una situazione finanziaria solida.
Intanto il dolore delle famiglie delle vittime resta fortissimo e si mescola alla rabbia. “La notizia dell’arresto è già una cosa buona”, hanno dichiarato Carla e Massimo, genitori di Riccardo Minghetti, arrivando alla messa di commemorazione per le vittime italiane celebrata a Roma. Ma il bersaglio della loro indignazione non si limita ai gestori del locale.

“Sono più arrabbiata con il governo. I delinquenti esistono ovunque, ma i controlli spettano alle istituzioni. E qui la colpa è del Comune, che non ha controllato”, ha accusato la madre, dando voce a un sentimento diffuso tra i familiari delle vittime, convinti che le falle nei controlli abbiano avuto un peso decisivo.
Al centro delle polemiche c’è infatti la questione della sicurezza antincendio. Dagli accertamenti successivi alla strage sarebbe emerso che gli ultimi controlli ufficiali sul locale risalivano al 2020. Un vuoto di diversi anni che ora rischia di trasformarsi in un problema enorme non solo sul piano penale, ma anche su quello economico. Il professore di diritto pubblico Felix Uhlmann ha spiegato che non si può escludere nemmeno una responsabilità diretta dello Stato per una possibile violazione delle norme di sicurezza.
Sul fronte legale, la situazione si fa sempre più complessa. Mercoledì l’avvocato ginevrino Romain Jordan ha confermato l’avvio di un’azione civile contro il Comune, promossa da oltre venti famiglie delle vittime. Un numero destinato probabilmente a crescere, man mano che altre persone decideranno di unirsi alla causa. Al momento è impossibile quantificare con precisione l’entità dei risarcimenti, ma le stime che circolano restituiscono l’immagine di un abisso finanziario.
“Si parla di centinaia di milioni di franchi”, ha spiegato Martin Hablützel, avvocato esperto in lesioni personali. Un’ipotesi che trova riscontro anche nelle valutazioni della Suva, l’istituto svizzero di assicurazione contro gli infortuni, secondo cui i soli costi di cura per una vittima di incendi gravi possono superare il milione di franchi già nel primo anno.
Numeri che fanno tremare i polsi se rapportati a un Comune di circa undicimila abitanti, la cui economia dipende quasi interamente dal turismo. A tutto questo si aggiunge il danno d’immagine: dopo la strage, Crans-Montana rischia di subire un crollo delle presenze sulle piste e nelle strutture ricettive, aggravando ulteriormente una situazione già delicata.

E infatti i conti del Comune non erano brillanti neppure prima del rogo. Alla fine del 2024, il capitale proprio ammontava a circa 162 milioni di franchi, con una previsione di avanzo di 3,1 milioni per il 2025. Dati che, letti superficialmente, potevano far pensare a una certa solidità. In realtà, come ricordano diversi media svizzeri e italiani, gli ingenti investimenti infrastrutturali legati ai Mondiali di sci alpino del 2027 avevano già fatto impennare il debito, con un deficit stimato intorno ai 18 milioni di franchi nel 2025.
Poi è arrivata la notte di Capodanno, e l’equilibrio finanziario ha iniziato a vacillare. Anche ipotizzando che le assicurazioni coprano una parte significativa dei danni, lo scenario che si profila resta tutt’altro che rassicurante. Secondo 24heures, nel migliore dei casi si potrebbe arrivare a una ristrutturazione del debito e a un aumento delle tasse per i residenti, già fortemente preoccupati per il futuro della loro città.
Nel peggiore degli scenari, se venisse riconosciuta una responsabilità superiore ai 50 milioni di franchi, Crans-Montana potrebbe scivolare ufficialmente nell’insolvenza. Un incubo che in Svizzera non è senza precedenti, come dimostra il caso di Leukerbad, finita anni fa in amministrazione controllata a causa di debiti fuori controllo.
Per una località simbolo del lusso e delle vacanze d’élite, sarebbe un colpo durissimo: il passaggio da vetrina scintillante delle Alpi a esempio emblematico di fallimento istituzionale. E mentre si discutono bilanci, cause e milioni di franchi, resta sullo sfondo la ferita più profonda, quella delle vite spezzate in una notte che doveva essere solo di festa.