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“Il partito rischia di chiudere”. Il caso nella politica italiana: seri problemi interni

Ci sono crisi che si consumano nelle urne e altre che prendono forma tra verbali, scadenze e riunioni rinviate. Per Più Europa le prossime settimane possono diventare decisive: una frattura interna, nata attorno al bilancio e alle regole dell’associazione, rischia di trasformarsi in un passaggio delicato per il futuro stesso della formazione politica. Al centro, una data da non mancare e una corsa istituzionale ancora aperta.

La vicenda è stata ricostruita dal quotidiano Il Tempo, in un servizio firmato da Edoardo Romagnoli. Secondo quanto riportato, il bilancio di Più Europa non sarebbe stato depositato entro il termine del 15 luglio perché l’assemblea lo ha bocciato. Senza il verbale che attesti l’approvazione, il deposito del documento non può essere completato secondo le procedure previste.

Il nodo amministrativo si intreccia così con una disputa politica e statutaria. La mancata approvazione del rendiconto ha aperto un confronto tra la dirigenza guidata dal segretario Riccardo Magi e la componente interna che, stando alla ricostruzione del quotidiano, oggi rivendica la maggioranza nell’assemblea. In gioco non c’è soltanto la gestione di un adempimento formale, ma il modo in cui il partito dovrà affrontare le sue prossime scelte.

Le sanzioni ipotizzate, secondo la ricostruzione pubblicata da Il Tempo, potrebbero andare da 12mila a 120mila euro e riguarderebbero il segretario e la tesoriera Carla Taibi. Sempre secondo il quotidiano, dopo la bocciatura si sarebbe valutato un ricorso in tribunale, da trasmettere alla Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici, ma tale iniziativa non sarebbe poi stata presentata.

A rivolgersi al tribunale di Roma è stata invece la componente interna indicata come nuova maggioranza, attraverso un ricorso ex articolo 700. L’udienza, riferisce il quotidiano, era stata fissata per il 4 agosto: il giudice è chiamato a stabilire quando l’assemblea debba essere convocata. I ricorrenti contestano che la riunione fosse stata programmata soltanto per dicembre, mentre lo Statuto prevederebbe tempi più rapidi dopo una richiesta formale.

Parallelamente, la stessa componente si è rivolta alla Commissione dei partiti per chiarire le modalità utili a evitare gli effetti più gravi della mancata presentazione del bilancio. La risposta sarebbe stata una proroga fino al 31 ottobre. La disciplina sui rendiconti e sulla trasparenza dei partiti è regolata, tra l’altro, dalla legge n. 3 del 2013, che ha istituito il sistema di controlli e gli obblighi collegati all’accesso ai benefici previsti.

Entro quella data, il bilancio dovrà quindi essere depositato con il verbale di approvazione. In caso contrario, sempre secondo la ricostruzione riportata, Più Europa potrebbe perdere l’accesso al 2×1000 e venire cancellata dal registro nazionale dei partiti politici. È questa la conseguenza che rende il confronto interno più urgente e che spiega la richiesta di accelerare gli appuntamenti assembleari.

Il percorso indicato dalla maggioranza interna passa dalla convocazione dell’assemblea, dall’elezione di un nuovo presidente dopo le dimissioni di Agnese Balducci, oggi sostituita da un vicario, e dalla successiva convocazione del congresso. In quella sede potrebbe essere eletto un nuovo segretario e, soprattutto, arrivare l’approvazione del documento contabile necessario per completare il deposito.

Nel racconto della crisi circolano anche indiscrezioni sulle possibili scelte politiche di Magi, ma restano tali e non trovano conferme ufficiali nel materiale disponibile. Il dato certo è il calendario: udienze, assemblee e procedure dovranno incastrarsi entro la nuova scadenza. Per un partito che ha fatto dell’Europa e dei diritti civili una parte riconoscibile della propria identità, la prova più difficile ora si gioca dentro la propria organizzazione.