
Il caldo continua a stringere l’Italia in una morsa che non sembra destinata ad allentarsi rapidamente. L’anticiclone africano mantiene il controllo del Mediterraneo e le previsioni che indicavano una tregua tra l’8 e il 12 agosto sono state riviste. Il meteorologo Mario Giuliacci richiama l’attenzione non solo sulle temperature, ma anche sul rischio di fenomeni estremi legati all’energia accumulata nell’atmosfera.
Secondo il colonnello, l’evoluzione conferma quanto le elaborazioni meteorologiche dipendano dai modelli matematici, soggetti a continui aggiornamenti. Lo scenario atteso nei giorni scorsi è cambiato perché la struttura di alta pressione africana sta mostrando una persistenza considerata anomala.
Meteo Italia, perché l’anticiclone africano non cede
Giuliacci ha spiegato che le prime proiezioni prospettavano un ridimensionamento dell’ondata di calore nella finestra compresa tra l’8 e il 12 agosto. Tuttavia, i modelli hanno corretto quella tendenza: l’alta pressione continua a ostacolare l’ingresso delle perturbazioni atlantiche sull’Italia.
«Si chiamano previsioni e non certezze: i modelli ci hanno tradito perché l’anticiclone africano sta mostrando una resistenza anomala», ha osservato Mario Giuliacci.
Alla base della situazione ci sarebbero gli anticicloni di blocco, chiamati anche configurazioni “a omega” per la loro forma. Queste strutture atmosferiche possono impedire ai fronti atlantici di avanzare verso il bacino del Mediterraneo, prolungando fasi stabili, secche e molto calde.

Caldo afoso e temperature elevate: le differenze tra Nord e Centro-Sud
Rispetto a decenni fa, quando l’anticiclone delle Azzorre compariva con maggiore frequenza, quello africano riesce oggi a espandersi e a restare più a lungo sul Paese. Per Giuliacci, il riscaldamento globale favorisce la persistenza di queste configurazioni. All’interno dell’alta pressione l’aria scende verso il basso, si comprime e aumenta ulteriormente di temperatura, limitando la formazione di nuvole e temporali.
Il risultato è un caldo spesso afoso: l’umidità rimane concentrata negli strati più bassi dell’atmosfera e rende le temperature più difficili da sopportare. Il meteorologo distingue inoltre tra il caldo normale della stagione e una vera ondata di calore, che si verifica quando i valori si discostano in modo rilevante dalle medie climatiche. Nelle città, ha ricordato, si possono registrare anche quattro o cinque gradi in più rispetto al passato.
Fino al 10 agosto il Nord dovrebbe ricevere un parziale sollievo, con un calo di circa 4-5 gradi dovuto ai venti balcanici, soprattutto sulla Val Padana e lungo l’Adriatico. Sulle regioni tirreniche, invece, la canicola potrebbe continuare almeno fino a metà mese: gli Appennini ostacolano infatti il passaggio dell’aria più fresca verso questi territori.

Estate 2026 tra le più calde? La prudenza di Mario Giuliacci
Al Nord le temperature potrebbero restare intorno ai 32-33 gradi, mentre al Centro-Sud sono attesi valori oltre i 35 gradi. Se il caldo dovesse insistere fino al 20 agosto, il 2026 potrebbe collocarsi fra le estati più calde registrate. Giuliacci, tuttavia, invita a non arrivare a conclusioni definitive prima della fine della stagione climatica, fissata al 31 agosto.
Anche la possibile svolta meteorologica resta da verificare. Il fronte indicato inizialmente come decisivo è stato ridimensionato, perché considerato piuttosto debole. Le attese si concentrano ora su una nuova perturbazione atlantica prevista tra il 16 e il 17 agosto, che potrebbe interrompere il dominio dell’anticiclone africano.
Il quadro si inserisce, secondo il meteorologo, in una successione di stagioni molto calde osservata dal 2020. Ma l’eventuale primato del 2026 potrà essere valutato soltanto a stagione conclusa, sulla base dei dati complessivi.
Temporali e grandine, il rischio legato al calore accumulato
Oltre alle temperature, l’attenzione riguarda la possibilità di temporali violenti, nubifragi e grandinate. Giuliacci collega questi fenomeni all’enorme quantità di calore che il terreno accumula durante le ondate di calore. L’aria calda tende a salire rapidamente, trasportando umidità in quota; qui si possono formare cristalli di ghiaccio che, sospinti dalle correnti, crescono fino a diventare chicchi di grandine di dimensioni rilevanti.

«Più energia è disponibile, più aumenta il rischio di temporali violenti, grandinate e nubifragi», ha sottolineato il meteorologo.
Le aree maggiormente esposte ai fenomeni intensi, nell’immediato, sarebbero le Alpi lombarde, l’Alto Adige e il Friuli. Dal pomeriggio di venerdì sono previste condizioni favorevoli a temporali e grandinate; in serata i fenomeni potrebbero coinvolgere anche le Prealpi bergamasche e bresciane, il Trentino e la pianura piemontese.
Il futuro del clima italiano secondo Giuliacci
Nella sua analisi, Giuliacci ha infine allargato lo sguardo agli effetti del cambiamento climatico sul lungo periodo. Senza una modifica decisa delle politiche energetiche e ambientali, ha avvertito, il rischio è quello di estati progressivamente più calde e di un’alterazione sempre più marcata delle caratteristiche del clima mediterraneo.
Il meteorologo ritiene che il margine per intervenire esista ancora, ma che la finestra di opportunità si stia restringendo. Intanto, sul breve periodo, restano centrali il monitoraggio delle allerte locali e la prudenza nelle aree interessate da caldo intenso o da possibili fenomeni temporaleschi.