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Addio a John Crowley, il maestro che ha allargato i confini del fantasy

John Crowley è morto a 83 anni. La scomparsa dello scrittore americano, avvenuta l’8 agosto 2026, lascia un vuoto nella narrativa fantastica. Ricordarlo sulle pagine di un sito dedicato ai libri non significa allontanarsi dalle recensioni, ma tornare alla loro origine: raccontare gli autori capaci di cambiare il modo in cui leggiamo e immaginiamo il mondo. 

Una voce impossibile da rinchiudere in un genere

Nato nel 1942 a Presque Isle, nel Maine, Crowley studiò all’Indiana University e si trasferì a New York per lavorare nel cinema. Per molti anni affiancò la scrittura alla produzione di documentari, esperienza che contribuì alla precisione visiva della sua prosa. Il debutto arrivò nel 1975 con “The Deep”, seguito da romanzi nei quali fantascienza, mito, filosofia e storia iniziarono a mescolarsi.

Crowley non costruiva soltanto mondi alternativi. Li lasciava filtrare nella realtà quotidiana, come se dietro una casa, un ricordo o una relazione familiare esistesse sempre un’altra dimensione. A partire dal 1993 insegnò scrittura creativa a Yale, trasmettendo una concezione della fantasia colta, inquieta e profondamente umana. 

“Little, Big”, il romanzo che lo rese un maestro

Il titolo più celebre della sua carriera resta “Little, Big”, pubblicato nel 1981 e riproposto in Italia da Mondadori nel 2023. È una saga familiare, ma anche una storia di fate, passaggi segreti e destini che sembrano obbedire a un disegno invisibile. Il libro vinse il World Fantasy Award e il Mythopoeic Fantasy Award, diventando nel tempo un’opera di culto.

Il critico Harold Bloom lo considerava un capolavoro trascurato. Crowley occupava infatti una posizione rara: era amato dagli appassionati del fantastico, ma la qualità della sua lingua e la complessità delle sue strutture narrative lo portavano oltre ogni etichetta commerciale. 

Dalla saga di “Ægypt” al legame con l’Italia

Tra le opere più importanti figurano il ciclo di “Ægypt”, “Great Work of Time” e “Ka: Dar Oakley in the Ruin of Ymr”, romanzo del 2017 narrato attraverso lo sguardo di un corvo che attraversa secoli di storia umana. Nel 2006 Crowley ricevette il World Fantasy Award alla carriera. 

L’Italia gli aveva già tributato un riconoscimento importante nel 2003, quando “La traduttrice” gli valse il Premio Flaiano e il Superpremio. In quel romanzo, ambientato durante la Guerra fredda, poesia, politica e sentimento si incontrano con la stessa naturalezza con cui, in altre sue opere, il meraviglioso irrompe nella vita comune. 

Il modo migliore per ricordarlo è tornare ai suoi libri

La morte di John Crowley chiude una carriera lunga più di cinquant’anni, ma non il viaggio dei suoi lettori. Le sue storie ricordano che il fantasy può essere avventura, meditazione sul tempo, indagine sulla memoria e grande letteratura insieme.

Per chi non lo ha mai letto, questo è il momento di scoprire “Little, Big”. Per chi lo conosce già, è l’occasione di riaprire una sua pagina e ritrovare una voce capace di rendere visibile ciò che, di solito, resta nascosto.