Chiamarlo semplicemente “Umberto” è già una scelta narrativa. Nel libro pubblicato da La nave di Teseo, Roberto Cotroneo rinuncia alla distanza del cognome e si avvicina a Umberto Eco attraverso il rapporto che li ha uniti: entrambi alessandrini, entrambi legati alle pagine de L’Espresso, uno maestro e l’altro allievo, almeno in senso intellettuale. Non si tratta però di una confessione privata né di un monumento celebrativo. Cotroneo cerca la persona dietro l’intellettuale senza pretendere di possederne il segreto.
La memoria procede per dettagli

La struttura non segue una cronologia ordinata. Il racconto avanza attraverso mail, lettere, telefonate, incontri, silenzi e piccoli episodi che, accostati, formano un mosaico. È una scelta coerente con un autore come Eco, che ha costruito gran parte della propria opera sui segni, sui rimandi e sui labirinti del sapere. Ogni frammento apre una porta, ma nessuno offre una spiegazione definitiva. La memoria, suggerisce Cotroneo, non ricompone davvero il passato: ne illumina per pochi istanti alcune zone.
Tra memoir, saggio e racconto
Umberto sfugge alle classificazioni più semplici. È un memoir perché nasce dall’esperienza personale dell’autore; è un saggio perché interroga il ruolo di Eco nella cultura italiana; assume infine il passo di un romanzo quando i ricordi diventano scene e la distanza temporale acquista una tensione emotiva. Cotroneo scrive con misura, evitando il tono accademico e anche l’aneddotica compiaciuta. Il suo stile è limpido, elegante e attraversato da una malinconia discreta.
L’uomo dietro il personaggio pubblico
Il risultato più convincente del libro è la capacità di mostrare Eco senza ridurlo. Emergono la velocità del pensiero, la curiosità inesauribile, l’abilità di muoversi dal Medioevo alla cultura popolare e la naturale autorevolezza di chi sapeva leggere il presente. Ma affiorano anche la distanza, l’ironia, la bruschezza e quel misto di vicinanza e soggezione che accompagna spesso il rapporto con un maestro. Cotroneo non cancella le contraddizioni: le lascia convivere, perché proprio lì si trova la verità possibile di un ritratto.
Un libro sull’eredità e sull’assenza

Il limite dell’opera coincide in parte con la sua forza. Chi cerca una biografia completa o un’introduzione sistematica ai libri di Eco potrebbe trovare il percorso troppo discontinuo. Umberto chiede invece al lettore di accettare vuoti, deviazioni e ritorni. È soprattutto una meditazione su ciò che resta di una persona quando la sua voce non può più rispondere.
A dieci anni dalla morte di Eco, Cotroneo consegna così un omaggio affettuoso ma mai retorico. “L’unico libro possibile su di te, Umberto, è un libro di frammenti”, scrive nel finale. Ed è proprio questa forma incompleta, fragile e ostinata a rendere il volume autentico: non chiude Eco dentro una definizione, ma continua a interrogarne la presenza