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Un romanzo sulla cura e sui legami scelti

Un uomo rimasto senza direzione, un ragazzo che fatica a trovare il proprio posto e una montagna che non promette miracoli, ma impone silenzio e concretezza. Pubblicato da Fazi Editore nel 2018, La manutenzione dei sensi affronta il lutto, la paternità, la diversità e la possibilità di ricominciare. Franco Faggiani costruisce una storia nella quale la vera avventura consiste nell’imparare a stare accanto a qualcuno senza pretendere di cambiarlo.

Una famiglia nata fuori dagli schemi

Leonardo Guerrieri ha cinquant’anni, è vedovo e conduce un’esistenza ormai svuotata di slancio. La figlia Nina è adulta e spesso lontana; Martino Rochard, invece, è entrato nella sua vita attraverso un affidamento temporaneo. È un bambino taciturno e poco incline a raccontarsi. Crescendo, riceve una diagnosi di sindrome di Asperger, secondo la terminologia usata nel romanzo, ma Faggiani evita di trasformarla nell’unica chiave per comprenderlo.

Quando Milano non sembra più offrire una prospettiva, Leonardo decide di trasferirsi con Martino sulle Alpi piemontesi. Il cambiamento non cancella le ferite: le mette in una luce diversa. La montagna costringe entrambi a ridurre il superfluo e a misurarsi con il freddo, il lavoro e la necessità di affidarsi anche agli altri. Intorno a loro prende forma una piccola comunità, nella quale spicca Augusto, anziano montanaro burbero e concreto, capace di riconoscere in Martino qualità che altrove rischiavano di passare inosservate.

La montagna non è una cartolina

Uno dei maggiori pregi del libro è il modo in cui il paesaggio entra nella narrazione. La precisione nasce anche dal lavoro sul campo: Faggiani ha raccontato di aver frequentato per più estati il rifugio Vaccarone, dove incontrò un ragazzo che ispirò il personaggio di Martino. Rumori, odori, sentieri, animali e variazioni della luce non formano uno sfondo pittoresco: mostrano la fatica, l’isolamento e le regole non negoziabili della montagna.

Il trasferimento in quota non “guarisce” Martino e non restituisce magicamente a Leonardo ciò che ha perduto. Offre però un ambiente più leggibile, nel quale le azioni hanno conseguenze immediate. Le camminate, il lavoro manuale, la cura degli animali e l’osservazione del cielo aiutano i protagonisti a recuperare una percezione più nitida di sé. Il titolo esprime proprio questa esigenza: i sensi, come i legami, non funzionano per inerzia, ma richiedono esercizio e presenza.

Una paternità fatta di ascolto

Il cuore più riuscito del romanzo è il rapporto tra Leonardo e Martino. Faggiani non racconta un adulto eroico che salva un ragazzo fragile, bensì due solitudini che imparano lentamente a riconoscersi. Leonardo sbaglia, si stanca e teme di non essere all’altezza; soprattutto, comprende che prendersi cura di Martino non significa normalizzarlo. La sua paternità si costruisce attraverso il rispetto degli spazi e la continuità dei gesti.

Questa famiglia scelta è uno degli elementi più convincenti del libro. I vincoli decisivi non dipendono dal sangue, ma dalla fiducia conquistata nel tempo. Martino, inoltre, non viene ridotto a un caso clinico né idealizzato come un genio fuori dal comune. Conserva rigidità, desideri, capacità e zone difficili da decifrare. Il romanzo sposta così lo sguardo dalla domanda “che cosa non funziona?” a una questione più fertile: in quale ambiente una persona può vivere meglio?

Una scrittura limpida, talvolta troppo rassicurante

Lo stile di Faggiani è piano, visivo e accessibile. La prosa evita virtuosismi e procede alternando dialoghi, ricordi e descrizioni. La voce di Leonardo rende credibili il disorientamento, l’ironia e la goffaggine di un uomo che deve ricostruire il proprio ruolo. Le pagine dedicate ai paesaggi non interrompono la storia, ma ne diventano parte emotiva.

La stessa chiarezza rappresenta anche il limite del romanzo. In alcuni momenti il significato delle vicende viene accompagnato con eccessiva premura, lasciando poco spazio all’ambiguità. La comunità montana appare talvolta troppo disponibile e alcuni personaggi secondari sembrano esistere soprattutto per favorire la rinascita dei protagonisti. Anche la traiettoria positiva può risultare più ordinata di quanto la complessità dei temi farebbe immaginare. Il sentimentalismo affiora, ma non compromette la sincerità del racconto.

Il giudizio finale

La manutenzione dei sensi è un romanzo caldo senza essere ingenuo, commovente senza cercare continuamente la lacrima. Il suo valore maggiore sta nel mostrare la cura come pratica quotidiana: non un gesto eccezionale, ma una somma di attenzioni, silenzi, attese e responsabilità. Faggiani racconta la diversità con rispetto e costruisce una paternità imperfetta, proprio per questo credibile.

È una lettura consigliata a chi ama i romanzi di formazione, le storie ambientate in montagna e i libri nei quali il paesaggio modifica davvero i personaggi. Non è un’opera aspra né sperimentale; cerca una lingua ospitale e un approdo luminoso. In questa scelta si trovano insieme la sua forza e il suo limite. Al termine resta un’immagine convincente: per tornare a sentire il mondo non basta allontanarsi dal rumore, bisogna imparare di nuovo a prestargli attenzione.