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Choc a Mosca: “Sta per succedere qualcosa a Putin”. Prima volta così nella storia

Quattro ore a Mosca, un viaggio compiuto nel massimo riserbo e nessuna spiegazione pubblica capace di sciogliere i dubbi. La presenza del direttore della Cia John Ratcliffe nella capitale russa arriva in una fase in cui ogni contatto tra Washington e Cremlino pesa più delle parole pronunciate. Sullo sfondo restano la guerra in Ucraina, la sicurezza europea e un rapporto tra le due potenze segnato da una fragilità profonda.

Secondo le informazioni disponibili, Ratcliffe è giunto a Mosca per una visita durata circa quattro ore. Né la Cia né l’amministrazione statunitense hanno chiarito lo scopo della missione, i nomi degli interlocutori russi o i temi affrontati durante i colloqui.

Si tratta della prima visita nota in Russia di John Ratcliffe da quando guida l’intelligence americana. Il silenzio istituzionale, in un passaggio così delicato nei rapporti fra Stati Uniti e Russia, ha inevitabilmente acceso l’attenzione attorno a una trasferta che non consente, al momento, conclusioni certe.

Il ruolo del direttore della Cia è centrale nei canali più riservati della politica estera americana, come ricorda anche la pagina istituzionale dell’agenzia. Ma il fatto che una missione avvenga non rivela automaticamente il contenuto delle conversazioni: sulla visita a Mosca non sono stati diffusi elementi ufficiali che permettano di ricostruire il negoziato.

Il contesto resta quello della guerra in Ucraina e delle tensioni che continuano a coinvolgere il fianco orientale della Nato. In questo scenario, persino poche ore trascorse nella capitale russa assumono un valore politico e simbolico, pur senza autorizzare letture che vadano oltre i fatti accertati.

Ad attirare l’attenzione è stata anche la logistica della missione. Un C-17A Globemaster III dell’aeronautica statunitense è stato rilevato in partenza dalla Joint Base Andrews, nei pressi di Washington, con una tappa successiva a Riga, capitale della Lettonia.

Dopo circa un giorno di sosta in Lettonia, il velivolo è ripartito verso Mosca, atterrando all’aeroporto di Vnukovo alle 10.04 di martedì. La rotta era osservabile attraverso sistemi pubblici di monitoraggio dei voli, rendendo visibile un movimento che, per il resto, è rimasto avvolto dalla discrezione.

Nelle stesse ore sarebbe decollato dalla base di Andrews anche un C-40B, aereo normalmente utilizzato per delegazioni e alte personalità. Non è stato confermato quale dei due mezzi abbia trasportato Ratcliffe nella prima parte del viaggio né quali persone abbiano fatto parte della delegazione.

Il C-17A, per caratteristiche e capacità, può trasportare personale, veicoli e apparecchiature. La sua presenza è dunque compatibile con necessità operative e logistiche, ma non permette di stabilire cosa sia stato effettivamente portato o discusso durante la missione.

L’ultimo precedente di forte rilievo risale al novembre 2021, quando l’allora direttore della Cia William Burns si recò a Mosca. In quell’occasione, secondo quanto riportato allora dalle autorità e dai media internazionali, Washington intendeva comunicare alla Russia di avere rilevato segnali relativi a preparativi per una possibile invasione dell’Ucraina.

Quella visita non impedì l’attacco russo del febbraio 2022, ma mostrò quanto i canali dell’intelligence possano diventare indispensabili quando la diplomazia pubblica non basta più. È una memoria recente che rende ancora più significativo il viaggio di Ratcliffe, senza però trasformarlo nella prova di un’iniziativa analoga.

Fra le ipotesi circolate vi è quella di un messaggio diretto alla leadership russa, con l’obiettivo di scongiurare iniziative militari o politiche capaci di coinvolgere territori della Nato. Non esistono tuttavia conferme pubbliche sul fatto che questo argomento sia stato affrontato.

Un altro possibile dossier riguarda la guerra in Ucraina e l’eventualità di una tregua. Anche in questo caso non risultano annunci su un negoziato specifico, né indicazioni ufficiali su proposte presentate dalla delegazione statunitense durante la permanenza a Mosca.

La Cia segue da tempo anche questioni bilaterali particolarmente sensibili, comprese le trattative per gli scambi di detenuti. È stato citato il caso di Ksenia Karelina, cittadina con doppia nazionalità russa e americana coinvolta in recenti negoziati, ma non vi sono elementi pubblici per collegare la sua vicenda a questa visita.

Tra i nomi associati alle possibili conversazioni compare anche Robert Gilman, insegnante di inglese detenuto in Russia dal novembre 2021 e conosciuto dai suoi studenti come “Captain America”. Secondo quanto emerso, anche Donald Trump avrebbe seguito la sua situazione.

Non è stato accertato che il caso Gilman sia stato discusso da Ratcliffe a Mosca. La Cia non ha commentato e il Cremlino non ha fornito dettagli utili a chiarire il perimetro della missione, lasciando aperte domande che al momento non hanno una risposta verificabile.

Il significato di quelle quattro ore resta quindi sospeso tra sicurezza, diplomazia e questioni umanitarie. In tempi in cui il confronto fra Stati Uniti e Russia continua a influenzare il destino dell’Ucraina e dell’Europa, il dato più rilevante è forse proprio il silenzio: un canale si è mosso, ma ciò che è passato al suo interno non è stato ancora raccontato.