Con Camera singola, Marco Cassardo sceglie un territorio narrativo difficile e poco accomodante: l’invecchiamento maschile, il desiderio che cambia e la paura di accorgersi che l’identità costruita per una vita intera non funziona più. Pubblicato da Mondadori il 25 agosto 2026, il romanzo arriva dopo Eravamo immortali, vincitore del SuperMondello, ma cambia radicalmente prospettiva. Se il precedente lavoro aveva un respiro più corale, qui tutto si restringe attorno a Giovanni, un uomo vicino alla pensione costretto a osservare ciò che resta di sé quando alcune delle sue certezze iniziano a crollare.
Giovanni e una vita costruita intorno al desiderio

Giovanni lavora come bibliotecario e ha trascorso buona parte della propria esistenza coltivando una solitudine che, almeno apparentemente, non gli pesa. Le relazioni con le donne sono state numerose ma quasi sempre brevi, dominate dall’attrazione e raramente trasformate in veri legami. È un uomo che ha fatto della capacità di sedurre una parte essenziale della propria identità.
Poi qualcosa si inceppa. Il desiderio, che sembrava essere una presenza naturale e incrollabile, comincia a spegnersi. Quello che potrebbe apparire come un semplice problema fisico assume così proporzioni molto più profonde: per Giovanni significa perdere il principale strumento attraverso il quale si è riconosciuto per decenni. Cassardo trasforma questa crisi intima nella porta d’ingresso verso una riflessione più ampia sul tempo e sulla paura di diventare una persona diversa da quella che si credeva di essere.
L’invecchiamento non riguarda soltanto il corpo
Il romanzo funziona soprattutto quando smette di parlare esclusivamente di sessualità e porta il lettore davanti a un problema più universale: cosa accade quando il corpo anticipa una verità che la mente non vuole ancora accettare?
Giovanni è vicino alla pensione. Anche il lavoro che per anni ha dato un ritmo alle sue giornate sta quindi per scomparire. Intorno a lui gli amici hanno costruito vite autonome, mentre lui si ritrova sempre più solo. La crisi del desiderio diventa allora uno dei sintomi di una trasformazione molto più grande.
Cassardo descrive bene quella fase dell’esistenza nella quale il passato comincia improvvisamente a pesare più del futuro. E la domanda che attraversa il romanzo non riguarda soltanto ciò che Giovanni ha perso, ma soprattutto quello che ha evitato di costruire.
Il rapporto con la madre cambia il significato della storia
La parte più intensa di Camera singola arriva però attraverso il rapporto tra Giovanni e sua madre. La donna soffre di demenza ed è stata trasferita in una casa di riposo perché non è più autosufficiente. Giovanni deve così affrontare contemporaneamente due forme diverse di declino: quello della madre e quello che comincia a intravedere dentro se stesso.
È qui che il romanzo acquista maggiore profondità. Attraverso i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza emerge un rapporto complesso, fatto di dipendenza, affetto e sensi di colpa. Giovanni vorrebbe liberarsi finalmente dal ruolo di figlio, ma proprio nel momento in cui dovrebbe diventare pienamente autonomo è costretto a prendersi cura simbolicamente e concretamente della madre.
La vecchiaia non viene quindi osservata da lontano. È una presenza che entra nella quotidianità e obbliga il protagonista a interrogarsi su ciò che lo aspetta.
Lucia e la possibilità di uscire dalla propria solitudine

All’interno della casa di riposo Giovanni incontra Lucia, infermiera cinquantenne, divorziata e madre di una ragazza. È una figura importante perché non sembra disposta a lasciarsi conquistare dai meccanismi di seduzione che il protagonista ha utilizzato per anni.
Lucia cerca piuttosto di comprendere chi esista dietro quella facciata. Il rapporto tra i due porta così in primo piano uno dei temi centrali del romanzo: Giovanni ha davvero scelto la solitudine oppure l’ha trasformata in una giustificazione per non affrontare la complessità dei legami?
Il personaggio non viene idealizzato. Alcuni dei suoi pensieri possono risultare irritanti e persino fuori dal tempo, soprattutto nel modo in cui guarda le donne. Ma è proprio questa scelta a impedirgli di diventare un protagonista costruito per ottenere facilmente la simpatia del lettore.
Una scrittura che non addolcisce il protagonista
Cassardo affronta una materia potenzialmente malinconica senza trasformarla in un racconto sentimentale. C’è ironia, talvolta amarezza, e soprattutto la volontà di mostrare Giovanni anche nelle sue contraddizioni più sgradevoli.
Il protagonista può essere fragile e nello stesso tempo egoista, impaurito ma incapace di riconoscere le responsabilità accumulate durante la propria vita. La perdita del desiderio lo sconvolge perché lo obbliga a guardare finalmente ciò che per anni era riuscito a evitare: forse la sua solitudine non rappresentava soltanto libertà, ma anche incapacità di costruire qualcosa di duraturo.
È questa ambiguità a rendere il romanzo interessante. Cassardo non chiede al lettore di assolvere Giovanni, ma di accompagnarlo mentre la distanza tra l’immagine che ha di sé e la realtà diventa sempre più evidente.
Perché leggere Camera singola
Camera singola è un romanzo sull’invecchiamento, ma sarebbe riduttivo considerarlo soltanto tale. Parla del desiderio, del rapporto con i genitori, della paura della solitudine e soprattutto del momento in cui una persona comprende che il proprio futuro potrebbe non assomigliare affatto a quello che aveva immaginato.
Il titolo finisce per assumere così un significato più ampio. La “camera singola” non è soltanto uno spazio fisico: è la condizione esistenziale nella quale Giovanni si è sistemato nel corso degli anni, convinto forse di esserne padrone, fino a quando quella stessa solitudine comincia a somigliare a una prigione.
Cassardo realizza un romanzo scomodo, a tratti provocatorio, ma capace di affrontare senza troppi filtri temi che la narrativa tende spesso a trattare con maggiore cautela. Non sempre è facile entrare in sintonia con Giovanni, ma probabilmente è proprio questo il punto: Camera singola non cerca un protagonista da amare, bensì un uomo da osservare mentre è costretto, finalmente, a fare i conti con se stesso.