
Ci sono addii che maturano lentamente, nelle promesse rimaste sospese e nella sensazione di non riconoscersi più nella strada intrapresa. In Sicilia, la scelta di Eleonora Lo Curto apre una frattura politica che va oltre il destino di una singola adesione: riguarda il rapporto fra territorio, rappresentanza e identità, in una stagione già delicata per gli equilibri del centrodestra.
L’ex deputata regionale ha annunciato la fine della sua militanza nella Lega, spiegando di non considerare la decisione un gesto estemporaneo. Nelle sue parole, la separazione dal Carroccio nasce da una distanza politica e personale che si sarebbe consolidata nel tempo, fino a rendere impossibile la permanenza nel partito.
Lo Curto richiama la propria tradizione autonomista, sicilianista e liberale. Quando aderì alla Lega, ha spiegato, riteneva possibile un’evoluzione della formazione in senso territoriale; il bilancio che oggi consegna all’opinione pubblica è invece quello di un partito che, a suo giudizio, avrebbe privilegiato direttive e decisioni maturate lontano dalla realtà locale.
Nel suo intervento l’ex parlamentare regionale ha chiamato in causa l’assessore siciliano Mimmo Turano, sostenendo che alcuni impegni politici presi in precedenza non sarebbero stati rispettati. Una contestazione dura, alla quale affianca la rivendicazione di avere mantenuto la parola data e di vedere trascurato il consenso costruito sul territorio. Il quadro istituzionale in cui si colloca la vicenda è quello dell’Assemblea Regionale Siciliana, dove Lo Curto ha svolto il proprio mandato da deputata.

La rottura non riguarda soltanto le dinamiche interne. Lo Curto ha manifestato profonde perplessità sull’autonomia differenziata, temendo conseguenze penalizzanti per il Mezzogiorno e per servizi essenziali, a partire dalla sanità. Una posizione che non le impedisce di confermare il proprio favore per infrastrutture considerate strategiche, come il Ponte sullo Stretto.
Nel racconto della sua scelta entrano anche le divergenze sulla politica estera, sull’Europa e sui diritti civili. In particolare, l’ex deputata ha indicato la candidatura di Roberto Vannacci come un passaggio lontano dai valori liberali ed europeisti nei quali afferma di riconoscersi. Il dibattito sull’autonomia differenziata, al centro di confronti istituzionali e territoriali, è documentato anche sul portale del Parlamento italiano.
La decisione potrebbe avere un rilievo concreto negli equilibri del centrodestra trapanese. Alle regionali siciliane del 2022 Lo Curto aveva raccolto oltre cinquemila preferenze personali, un dato che testimonia una presenza elettorale riconoscibile nella provincia. La sua uscita dalla Lega priva quindi il partito di una figura con una rete territoriale consolidata, mentre si guarda già alle prossime sfide per il rinnovo dell’Ars.
Non è stato annunciato un nuovo approdo politico. Lo Curto, però, ha chiarito di voler proseguire il proprio impegno pubblico per la Sicilia e per Trapani. Per ora resta il significato di una scelta netta: quando una militanza finisce, non si chiude soltanto una tessera di partito, ma si apre una domanda sul futuro di quel consenso e sulle ragioni che lo hanno accompagnato fino a qui.