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Berlusconi avrebbe compiuto 90 anni: il libro che prova a raccontare l’uomo dietro il mito

Il 29 settembre 2026 Silvio Berlusconi avrebbe compiuto novant’anni. A tre anni dalla sua morte, il suo nome continua a occupare un posto nel dibattito pubblico italiano. È una presenza che va oltre la memoria dei suoi sostenitori: riguarda la televisione che gli italiani hanno guardato, il modo in cui la politica ha imparato a parlare agli elettori e le divisioni che hanno attraversato il Paese per decenni.

In questa ricorrenza arriva Berlusconi umanista. Il mito e i miti di un novecentesco, il libro di Francesco Giro pubblicato da Gangemi Editore, con un’introduzione di Antonio Tajani. Il titolo contiene già la proposta dell’autore: osservare Berlusconi attraverso le idee, le letture e i riferimenti culturali che avrebbero accompagnato la sua visione del mondo. È una prospettiva interessante proprio perché si misura con un personaggio sul quale sembra essere stato detto tutto.

Un ritratto che parte dalle idee

La presentazione del volume richiama Erasmo da Rotterdam, Pico della Mirandola, Benedetto Croce e Jean-Paul Sartre. Giro sceglie così di guardare a Berlusconi come a un uomo del Novecento formato anche dal confronto con la cultura europea: non soltanto l’imprenditore delle televisioni, il presidente del Milan o il fondatore di Forza Italia, ma una persona che cercava nelle idee un linguaggio per interpretare se stessa e il proprio tempo.

Il punto più stimolante del libro, almeno nella prospettiva indicata dall’editore, è questa domanda: quale rapporto esisteva tra le convinzioni di Berlusconi e le scelte che lo hanno reso una figura pubblica? Non basta sapere che un leader leggeva i classici per spiegare la sua azione politica. Vale però la pena chiedersi quali idee amasse richiamare, come le interpretasse e quale immagine dell’uomo intendesse proporre agli altri.

È qui che la parola “umanista” diventa una chiave di lettura, ma anche un termine da esaminare con attenzione. Può aiutare a comprendere una parte della sua autorappresentazione; non può, da sola, riassumere una vita pubblica così ampia e controversa.

Dal successo televisivo alla politica

Per comprendere Berlusconi bisogna tornare all’Italia che precede il suo ingresso in politica. Attraverso l’edilizia, l’editoria e soprattutto la televisione commerciale, costruì imprese capaci di incidere sulle abitudini quotidiane di milioni di persone. Cambiarono i programmi, il mercato pubblicitario, i volti dello spettacolo e il rapporto tra consumo e comunicazione.

Quando fondò Forza Italia e si presentò alle elezioni del 1994, portò nella politica strumenti che conosceva già bene: una comunicazione diretta, una forte riconoscibilità personale e la capacità di costruire un messaggio semplice attorno alla propria figura. La sua ascesa coincise con la crisi dei partiti che avevano dominato la Prima Repubblica. Per molti elettori rappresentò una risposta a quella crisi; per altri, l’inizio di un rapporto problematico tra potere economico, mezzi di comunicazione e governo.

In entrambi i casi, ignorarne l’impatto sarebbe impossibile. Berlusconi guidò quattro governi e contribuì a dare forma al centrodestra italiano. Anche chi lo ha combattuto ha dovuto confrontarsi con i temi, i toni e le regole del confronto pubblico che la sua presenza aveva contribuito a cambiare.

Il limite di ogni ritratto affettuoso

Un libro dedicato alle letture e ai miti di Berlusconi può offrire elementi utili, ma porta con sé un rischio: che la ricerca dell’uomo dietro il personaggio finisca per attenuare il peso delle sue responsabilità pubbliche. Giro ha avuto una lunga esperienza politica e ha ricoperto l’incarico di sottosegretario alla Cultura in un governo Berlusconi. La sua vicinanza a quel mondo è parte della prospettiva da cui nasce il volume, e il lettore dovrebbe tenerla presente.

Il giudizio storico richiede di guardare anche ciò che un ritratto culturale non può esaurire: i risultati dei suoi governi, le promesse mantenute e quelle mancate, i conflitti d’interesse, il rapporto con le istituzioni, le vicende giudiziarie e le profonde fratture che hanno segnato il confronto politico. Nel 2013 Berlusconi riportò una condanna definitiva per frode fiscale nel processo Mediaset. È un fatto che appartiene alla sua storia quanto i successi imprenditoriali ed elettorali.

Riconoscere queste ombre non significa negare la portata della sua influenza. Significa prendere sul serio la complessità del personaggio. Berlusconi è stato ammirato, contestato, imitato e studiato. Ridurlo a un eroe o a una caricatura renderebbe più difficile capire perché abbia inciso così a lungo sulla vita italiana.

Perché parlarne proprio oggi

Il novantesimo anniversario della nascita offre l’occasione per distinguere il ricordo dalla storia. La famiglia e gli amici lo ricordano a Villa Certosa; sono previsti anche appuntamenti pubblici legati alla sua figura, compresa la presentazione romana del libro di Giro. Sono iniziative comprensibili in una giornata simbolica. Ma per chi osserva Berlusconi al di fuori dell’omaggio politico, la domanda più utile è un’altra: che Nel giorno del novantesimo anniversario della sua nascita, Berlusconi umanista di Francesco Giro propone una prospettiva meno consueta sull’imprenditore e leader politico. Una lettura che invita a riflettere su una figura capace di cambiare l’Italia, senza chiedere di sospendere il giudizio sulle sue contraddizioni.

cosa della sua stagione è rimasto nell’Italia di oggi?

È rimasta la centralità del leader nella comunicazione politica. È rimasto un centrodestra che, pur cambiando guida ed equilibri, porta ancora l’impronta della sua fondazione. Ed è rimasta aperta la discussione su come valutare un uomo che ha intrecciato impresa, televisione e potere politico in una misura rara nella storia repubblicana.

Berlusconi umanista si inserisce in questa discussione scegliendo di cercare i riferimenti culturali dietro il protagonista pubblico. Il suo possibile valore sta nell’allargare lo sguardo; il compito del lettore è confrontare quello sguardo con il resto della vicenda. A novant’anni dalla nascita, Berlusconi non ha bisogno di un elogio per essere considerato una figura storica. Basta osservare quanto l’Italia sia cambiata durante la sua vita e quanto, ancora oggi, continui a discutere della sua eredità.