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Una storia di Natale atipica: Zerocalcare racconta la rivoluzione degli elfi

Il mito del Natale e del suo eroe maximo, rivisto dal fumettista ormai romano di adozione, da qualche mese sulla cresta dell’onda per via delle sue ultime strisce. Edito da qualche mese, questo A Babbo morto, con la sua metafora sulla vita e le sue contraddizioni casca in questi giorni prefestivi, come direbbe il poeta, a “fagiuolo”.

di Mimmo Cacciola

Come abbiamo potuto per tutti questi anni non porci una domanda fondamentale? I regali di Natale, trasportati poi amorevolmente dal grassone bianco barbuto in costume di velluto rosso, chi li crea? Chi li confeziona? Quanto lavoro e fatica e sudore costano? Una questione, non solo sindacale, quanto etica non da poco! Zerocalcare, al secolo Michele Rech questo quesito fondamentale se lo è posto ed ha provato a darvi risposta in un divertente, quanto cinico lavoro di striscia a colori dal titolo A Babbo morto, una storia di Natale, (Editore Bao Publishing, pagine 80, 11 euro) edito nel febbraio di questo anno che sta per finire e che ci piace rinverdire in questi giorni di festa nell’anno due (oramai quasi tre) di pandemia.

Natale… i regali, il cenone, i parenti… – dicono dalla redazione della casa editoriale – ma ci avete mai pensato alle condizioni di lavoro dei folletti nella fabbrica di Babbo Natale? Zerocalcare sì, e vi racconta per la prima volta la scabrosa verità dietro al business della consegna dei regali. Bonus! Le anziane rider della Befana scioperano insieme ai minatori sardi (le cui miniere di carbone vengono chiuse perché nelle calze i bambini preferiscono trovare gli orsetti gommosi), per ottenere migliori condizioni di lavoro!

Certo, verrebbe subito da pensare a quel maledetto vecchiaccio taccagno di Ebenezer Scrooge ed al suo pentimento sul filo del rasoio, ma il nostro Zero gioca più di fino con tutto il rispetto per lo smielato inglese Carlo Dickens, col suo annunciato lieto fine, il fumettista borgataro se ne sta lì seduto, matita in mano, ed affonda rasoiate sin dalla prima tavola.

Un libro a metà tra favola (cinica) illustrata e fumetto, – si legge ancora nelle note – magistralmente colorato da Alberto Madrigal. Quando finirete di leggerlo vi ripeterete ad alta voce che Babbo Natale non esiste per sentirvi meno tristi!

Qualcuno si è magari un po’ risentito ed ha avuto da ridire sul tono dissacrante ma alla fine le lodi per Zerocalcare ed il suo lavoro, fanno tutto un coro: “Si tratta probabilmente dell’opera più dura mai realizzata da Michele Rech – scrive Luca Valtorta su Robinson – che usa immagini “pucciose”, come direbbe lui, per raccontare gli anni di piombo tra bombe che uccidono innocenti, folletti impiccati e la distruzione di una generazione.

Infine, la questione più spinosa da dibattere e risolvere: è possibile uccidere Babbo Natale? Liberarsi una volta per tutte dal suo ingombrante fardello di reale-nonreale (su cui tra l’altro gli americani ci hanno fatto e rifatto quel piccolo capolavoro di film che è Miracolo sulla 34ma strada), insomma, come per Amleto, crescere una volta per tutte mettendo tutti e due i piedi nell’età adulta e superare l’ombra lunga del Padre?

“È cominciato – ci spiegano quelli de La lettura – come uno scherzo. Poi la cosa è cresciuta ed è diventata la favola di Babbo Natale che muore, sostituito da un improbabile Figlio Natale. Ora la nuova storia nera di Zerocalcare è un libro e anche un audiolibro. Ma a pensarci bene tutto è partito quando la mamma gli disse: Babbo Natale esiste finché ci credi. Cioè, a ben vedere: lo devi uccidere tu. Ed è così che si comincia a crescere”.

Grazie allora a Zerocalcare che ci fa grandi col sorriso sulle labbra, senza però farci mai dimenticare che anche i sogni e le fantasie, a volte, servono se non altro per addormentarci a sera, stremati dalle fatiche del vivere, un pochino bambini.

Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, è un fumettista italiano. Realizza i suoi primi lavori appena dopo il le scuole superiori realizzando un racconto a fumetti delle giornate del G8 di Genova del 2001. Ha collaborato con il quotidiano «Liberazione» e con le riviste «Carta», «Repubblica XL» e «Internazionale». Del 2011 è il suo primo libro a fumetti, La profezia dell’armadillo, pubblicato prima da Edizioni Graficart e poi da Bao Publishing che continuerà a pubblicare i libri seguenti, come Un polpo alla gola (2012), Ogni maledetto lunedì su due (2013), Dodici (2013), Dimentica il mio nome (2014), L’elenco telefonico degli accolli (2015), Kobane calling (2016), Macerie prime (2016), La scuola di pizze in faccia del professor Calcare (2019), Scheletri (2020), A babbo morto (2020) e Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia (2021).

Zerocalcare
A Babbo morto. Una storia di Natale
Bao Publishing, 2020

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