
Dalla fiaccola accesa all’Arco della Pace fino alla notte di San Siro, l’avvio delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 scorre come un racconto a tappe: spettacolo, simboli e un pizzico di tensione. Davanti a 67mila spettatori, lo stadio milanese si trasforma in un palcoscenico totale, dove musica, danza, letteratura e moda accompagnano l’ingresso dei team.
Il colpo d’occhio è quello delle grandi occasioni: tribune piene, cori, selfie, bandiere che si intrecciano. La cerimonia di apertura parte con un’energia da “mondovisione” e prosegue tra collegamenti con le sedi di montagna, a partire da Cortina, dando spazio anche a storie personali diventate messaggi di riscatto. E, a tratti, affiora anche il riflesso del contesto internazionale.

Il grande show: arte, musica e simboli
Ad aprire la serata è la danza: sul prato va in scena Amore e Psiche con Claudio Coviello e Antonella Albano, ballerini della Scala, in una coreografia che mette in dialogo sentimento e razionalità. Subito dopo, lo show abbraccia l’estro italiano con un omaggio a Raffaella Carrà: colori, figuranti in abiti sgargianti e una ballerina d’oro con l’iconico caschetto biondo.
Il momento pop arriva quando Mariah Carey, in un abito bianco-argento con piume, canta in italiano “Nel blu dipinto di blu”: un tributo a Modugno che unisce memoria e spettacolo. Poi lo stadio si tinge di verde, bianco e rosso per Giorgio Armani: il Tricolore viene portato in scena da Vittoria Ceretti e consegnato ai corazzieri, in un quadro dal forte valore simbolico.
Tra i passaggi più solenni, l’inno nazionale: Laura Pausini intona l’inno d’Italia mentre il Tricolore sale lento verso il cielo dello stadio, accompagnato dall’emozione di San Siro. A seguire, la parentesi letteraria: Pierfrancesco Favino dà voce a Leopardi e recita “L’infinito”, portando nel fragore dell’arena un istante di silenzio e profondità.

Lo sguardo poi si alza: i cinque cerchi olimpici prendono forma in aria, si muovono come in una coreografia, si avvicinano e si uniscono. È uno di quei momenti destinati a restare, subito amplificato dalle luci e dai fuochi d’artificio, mentre la serata entra nel vivo della sfilata delle delegazioni.
Come tradizione, è la Grecia ad aprire il corteo. Le nazioni seguono in ordine alfabetico, con delegazioni molto diverse per numeri e stile: tra i debutti spicca il Benin, alla prima partecipazione a un’Olimpiade invernale. Fa parlare anche l’Arabia Saudita, che sceglie abiti tradizionali al posto dell’abbigliamento tecnico. E c’è chi sfila con pochi atleti, o persino con uno solo.
Il cuore dei Giochi pulsa anche fuori dallo stadio, grazie ai collegamenti: a Cortina la bandiera italiana è affidata a Federica Brignone e Amos Mosaner. La sciatrice, visibilmente emozionata, sintetizza tutto in una frase: “Un sogno che si avvera”. Un traguardo “in casa” che arriva dopo un percorso difficile, e con un dettaglio che strappa un sorriso: alla fine niente tacchi.

Tra i momenti più simbolici c’è anche la storia dell’undicenne lasciato a piedi dal bus, lo scorso 27 gennaio, sotto una fitta nevicata sulla linea tra Cortina e Calalzo. Sei chilometri a piedi, fradicio e infreddolito. Ora quel episodio si chiude sotto la bandiera: il bambino partecipa all’alzabandiera in contemporanea tra San Siro e una piazza della Regina delle Dolomiti, trasformando la brutta vicenda in riscatto.
Ma la serata non è fatta solo di applausi. All’ingresso della delegazione di Israele durante la sfilata, da una parte del pubblico partono fischi e contestazioni, spezzando a tratti il clima di festa. Poco dopo, però, San Siro torna a unirsi in un’unica voce: accoglienza calorosa e ovazione per la delegazione dell’Ucraina, salutata con lunghi applausi. Il Paese partecipa ai Giochi con 46 atleti.
Così la giornata inaugurale di Milano Cortina 2026 si chiude con un’immagine potente: la festa dello sport capace di mescolare spettacolo e significati, leggerezza e memoria, orgoglio e ferite del presente. Un’ouverture luminosa, dove ogni dettaglio, dal palco alle tribune, sembra dire che i Giochi sono molto più di una gara.