Ci sono città che, nelle storie, diventano molto più di un’ambientazione. Custodiscono ricordi, suggeriscono pericoli, sembrano conoscere i personaggi prima ancora del loro arrivo. È in questa prospettiva che si possono leggere insieme Favola di Venezia e Tango: due avventure di Corto Maltese nelle quali Hugo Pratt trasforma il viaggio in un incontro con i segreti dei luoghi e con le contraddizioni degli uomini.
Il volume accosta due racconti dal carattere diverso. Da una parte una Venezia attraversata da simboli, società segrete e suggestioni esoteriche; dall’altra una Buenos Aires dove il mistero assume i contorni più duri del crimine e dello sfruttamento. A tenerli insieme non è soltanto il protagonista, ma il dialogo tra immaginazione e realtà: la capacità di cercare qualcosa oltre ciò che appare, senza smettere di vedere la violenza del mondo.
Favola di Venezia: il mistero abita tra le calli

Ambientata nel 1921, Favola di Venezia conduce Corto Maltese alla ricerca di uno smeraldo legato alla “clavicola di Salomone”. La caccia al tesoro si intreccia con ambienti massonici, riferimenti occultistici e le tensioni dell’Italia del primo dopoguerra. Personaggi immaginari e figure realmente esistite convivono in una vicenda che lascia affiorare, dietro l’avventura, l’ombra del fascismo nascente.
La suggestione del racconto nasce soprattutto dal modo in cui Venezia si presta all’incertezza. Non è una città da attraversare seguendo un percorso sicuro: invita a deviare, a cercare significati nascosti, a sospettare che un incontro o una coincidenza possano contenere un messaggio. Il tesoro diventa così anche un pretesto per interrogare ciò che separa la conoscenza dalla superstizione, il desiderio dalla realtà.
È una formula affascinante, ma richiede disponibilità da parte del lettore. Chi cerca un’indagine lineare può trovare disorientante la densità dei riferimenti. Il piacere della lettura sta anche nell’accettare questo smarrimento, senza pretendere che ogni suggestione venga immediatamente tradotta in una spiegazione.
Tango: Buenos Aires e il prezzo della lealtà
Con Tango il clima cambia. Nel 1923 Corto torna in Argentina e indaga sulla sorte di Louise Brookszowyc. Il suo percorso lo porta a confrontarsi con una rete di sfruttamento della prostituzione, con il potere dei grandi proprietari terrieri e con le complicità delle autorità. Al centro della vicenda c’è anche la necessità di proteggere la figlia della donna, una bambina di tre anni.
Rispetto all’avventura veneziana, il pericolo appare meno enigmatico e più concreto. Non occorre decifrare un simbolo per riconoscere la sopraffazione: bastano il denaro, il controllo delle istituzioni e la vulnerabilità di chi non dispone di protezioni. Il racconto può essere letto come un noir nel quale l’indagine finisce per rivelare un intero sistema di rapporti di forza.
Il coinvolgimento personale di Corto dà alla storia il suo peso emotivo. L’avventura non coincide soltanto con la curiosità di scoprire qualcosa, ma con la decisione di intervenire. È qui che Tango trova una delle sue qualità più persuasive: mette alla prova la libertà del protagonista attraverso una responsabilità che non può essere liquidata con una battuta.
Due città legate alla vita di Hugo Pratt
L’accostamento tra Venezia e Buenos Aires acquista ulteriore significato considerando la biografia dell’autore. Nato a Rimini, Pratt trascorse l’infanzia a Venezia e visse poi a lungo in Argentina, dove lavorò intensamente come disegnatore, frequentò gli ambienti del tango e approfondì la conoscenza della letteratura latinoamericana. Entrambe le città appartengono dunque alla sua esperienza, non soltanto alla sua immaginazione.
Questo legame suggerisce una chiave di lettura interessante: le due avventure possono essere considerate anche trasformazioni narrative della memoria. Non racconti autobiografici in senso stretto, ma luoghi vissuti che tornano sotto forma di atmosfere, incontri e ossessioni.
La loro vicinanza nel volume permette di cogliere una differenza preziosa. Venezia sembra invitare a inseguire ciò che sfugge alla ragione; Buenos Aires costringe a misurarsi con ciò che la ragione riconosce fin troppo bene. Il mistero cambia natura, e con esso cambia il modo di guardare Corto.
Corto Maltese, un uomo libero ma non indifferente
Un collegamento concreto tra i due racconti è Louise Brookszowyc, presente in Favola di Venezia e centrale nella vicenda di Tango. La sua figura introduce una continuità che rende particolarmente significativo leggere le due storie nello stesso volume: gli incontri non si esauriscono quando termina un’avventura, ma possono tornare a chiedere attenzione e coinvolgimento.
Da questa prospettiva, il fascino di Corto non risiede soltanto nella sua indipendenza. Conta soprattutto la tensione tra il desiderio di sottrarsi alle imposizioni e la capacità di riconoscere un legame.
La sua libertà si può leggere come qualcosa di diverso dall’assenza di obblighi: è la possibilità di scegliere quali responsabilità assumere. Un tratto che rende il personaggio più interessante di un avventuriero invulnerabile, perché sposta l’attenzione dalla vittoria alla qualità delle sue decisioni.
Il disegno e la costruzione dell’atmosfera

Nel linguaggio grafico di Pratt, il contrasto tra bianchi e neri ha un ruolo fondamentale, maturato anche attraverso l’influenza di Milton Caniff. Per gli sfondi di Favola di Venezia va inoltre ricordata la collaborazione di Guido Fuga: un contributo importante in una storia nella quale l’ambiente urbano partecipa così direttamente al racconto.
Il criterio più utile per avvicinarsi a queste immagini non è cercare soltanto il dettaglio spettacolare, ma osservare come il disegno orienti l’attenzione. Il valore di una scena può stare nella presenza di una figura, nella distanza tra i personaggi, nel rapporto fra un volto e lo spazio che lo circonda.
È una lettura che invita a rallentare. L’immagine non serve semplicemente a portare il lettore alla battuta successiva: chiede di essere considerata una parte del significato.
Il giudizio: un accostamento che valorizza le differenze
Il pregio di Favola di Venezia e Tango sta proprio nella diversità delle due esperienze. Il primo racconto affascina per il suo carattere labirintico; il secondo coinvolge attraverso la concretezza del conflitto e la posta personale dell’indagine. Leggerli insieme permette di apprezzare quanto possa cambiare un’avventura senza perdere la riconoscibilità del suo protagonista.
Non è necessariamente il volume più immediato per chi desidera soltanto azione e risposte rapide. È invece una scelta convincente per chi ama le storie nelle quali l’ambientazione, i riferimenti culturali e le ambiguità morali hanno un peso quanto l’intreccio.
Il risultato è un libro che invita a seguire Corto non soltanto per scoprire dove arriverà, ma per osservare come attraverserà ciò che incontra. Tra la promessa di un segreto e l’urgenza di un gesto concreto, Pratt lascia emergere una domanda che vale oltre l’avventura: che cosa significa restare liberi senza voltarsi dall’altra parte?