Ci sono assenze che cambiano il significato di una casa, degli oggetti, persino delle parole. Storie di fantasmi di Siri Hustvedt, pubblicato da Einaudi, nasce da una di queste fratture: la morte di Paul Auster, marito della scrittrice e compagno di quarantatré anni di vita. Un libro in cui il ricordo diventa il modo per continuare una conversazione interrotta, per dare una forma alla presenza di chi non può più rispondere.
Una vita insieme, raccontata attraverso i frammenti

Dopo la scomparsa di Auster, avvenuta il 30 aprile 2024, Hustvedt comincia a scrivere nella casa che hanno condiviso a Brooklyn. Il racconto prende forma attraverso ricordi, pagine di diario, biglietti e messaggi: materiali diversi che restituiscono la dimensione privata di un rapporto attraversato dalla letteratura, dalla quotidianità e dalla malattia.
Questa costruzione permette di avvicinarsi alla coppia attraverso ciò che rende riconoscibile una vita comune. Accanto ai primi incontri e alle difficoltà affrontate insieme, trovano spazio le abitudini domestiche, come il momento in cui i due scrittori si leggevano ad alta voce le proprie pagine, seduti sulle poltrone del soggiorno. È un’immagine che racchiude il cuore del libro: l’intimità come ascolto, attenzione e scambio.
Il fantasma come presenza nella memoria
Il titolo acquista così un significato affettivo. Il fantasma rappresenta il legame con chi è morto, la sua persistenza nei luoghi e nella coscienza di chi rimane. Hustvedt affronta proprio questa esperienza, muovendosi tra memoria, percezione dell’assenza e bisogno di conservare qualcosa della persona amata.
È un tema che invita a una riflessione vicina all’esperienza di molti: quanto della nostra identità si costruisce attraverso un’altra persona? E che cosa accade quando viene meno il destinatario delle nostre parole quotidiane? Il valore di questa prospettiva sta nella possibilità di riconoscere il lutto anche come trasformazione del rapporto con sé stessi.
Le lettere a Miles: una voce rivolta al futuro
Nel volume sono presenti anche sette lettere inedite di Paul Auster al nipotino Miles, scritte nelle ultime settimane della sua vita. In queste pagine lo scrittore cerca di trasmettere al bambino ricordi e riflessioni sulla famiglia, sull’America e sull’esistenza.
La loro presenza introduce un passaggio particolarmente significativo: mentre Hustvedt guarda alla vita condivisa, Auster si rivolge a chi avrà davanti un futuro che lui non potrà accompagnare. Le due direzioni si incontrano nella scrittura, intesa come possibilità di lasciare una testimonianza e mantenere aperto un legame.

Perché leggere Storie di fantasmi
Storie di fantasmi interessa chi cerca nella letteratura uno spazio per interrogare l’amore, la perdita e la memoria. La sua premessa più toccante è anche la più semplice: raccontare una persona significa provare a custodirne la singolarità.
Da questa prospettiva, il libro offre qualcosa su cui soffermarsi anche oltre la vicenda dei suoi protagonisti: il valore delle conversazioni, delle abitudini condivise e dell’attenzione reciproca. Tutto ciò che, mentre accade, chiamiamo semplicemente vita quotidiana.
