L’estate del 2020 è stata segnata da una delle vicende di cronaca più drammatiche e controverse degli ultimi anni. Per settimane l’Italia ha seguito con il fiato sospeso le ricerche di una madre e del suo bambino, scomparsi nel Messinese dopo un incidente stradale. Una storia che ha alimentato interrogativi, ipotesi e un acceso dibattito pubblico, destinato a proseguire ben oltre la conclusione delle indagini.
Il ritrovamento dei loro corpi, avvenuto a distanza di giorni l’uno dall’altro nelle campagne di Caronia, ha dato il via a un lungo percorso investigativo fatto di perizie, consulenze e accertamenti scientifici. La magistratura ha ricostruito quanto accaduto attraverso un’inchiesta durata mesi, ma fin dall’inizio non sono mancate le contestazioni da parte dei familiari, convinti che molti aspetti della vicenda non siano mai stati chiariti in modo definitivo. A sei anni da quei fatti, il caso continua a suscitare attenzione. Da un lato resta la ricostruzione accolta dalla Procura e dal giudice per le indagini preliminari, dall’altro la famiglia continua a sostenere che esistano elementi sufficienti per riaprire il fascicolo e approfondire una serie di circostanze ritenute ancora oscure.
A distanza di anni da quel tragico agosto 2020, il caso della morte di Viviana Parisi, dj di 41 anni, e del piccolo Gioele Mondello, di appena 4 anni, continua infatti a dividere e a far discutere. Nonostante la magistratura abbia archiviato l’inchiesta ritenendo che la morte della donna fosse riconducibile a un gesto suicida e che quella del bambino non fosse collegabile all’azione di terze persone, la famiglia Mondello non ha mai accettato questa ricostruzione e continua a chiedere la riapertura del fascicolo.

Morte Gioele e Viviana, cosa si scopre
Daniele Mondello, marito di Viviana e padre di Gioele, ha denunciato nel corso degli anni quelle che ritiene lacune, incongruenze e punti rimasti senza risposta. Al centro della vicenda c’è quanto accaduto il 3 agosto 2020, quando Viviana uscì dalla propria abitazione di Venetico, nel Messinese, spiegando al marito di voler raggiungere Milazzo per acquistare un paio di scarpe per il figlio. L’auto imboccò invece l’autostrada A20 in direzione Palermo e, all’altezza della galleria Pizzo Turda, nel territorio di Caronia, entrò in collisione con un furgone impegnato nei lavori di manutenzione autostradale.
Dopo l’impatto, la donna fermò la vettura, superò il guardrail e si inoltrò nella vegetazione insieme al piccolo Gioele. Da quel momento di entrambi si persero completamente le tracce. Scattarono immediatamente le ricerche, che coinvolsero vigili del fuoco, volontari della protezione civile, forze dell’ordine e numerosi soccorritori, con il supporto anche di droni ed elicotteri. L’8 agosto il corpo di Viviana Parisi venne ritrovato ai piedi di un traliccio dell’alta tensione, a breve distanza dal luogo dell’incidente.
Dodici giorni dopo la scomparsa, il 19 agosto, un volontario ed ex carabiniere, Giuseppe Di Francesco, individuò a qualche centinaio di metri di distanza i resti del piccolo Gioele, ormai gravemente compromessi dall’azione degli animali e degli agenti naturali. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Patti guidata dal procuratore Angelo Cavallo, si è basata su numerose consulenze e perizie medico-legali, autoptiche e scientifiche per ricostruire quanto accaduto.
Secondo la ricostruzione accolta dal giudice per le indagini preliminari, Viviana, in un quadro di fragilità psicologica, avrebbe ucciso il figlio per poi raggiungere il traliccio e lanciarsi nel vuoto. Gli investigatori non sono però riusciti a stabilire con assoluta certezza la modalità della morte del bambino, pur ritenendo che il suo decesso non fosse riconducibile, neppure indirettamente, all’azione di altre persone.

Il 10 novembre 2021 il gip del Tribunale di Patti, Eugenio Aliquò, accolse la richiesta di archiviazione della Procura con un provvedimento di 495 pagine. Secondo il giudice, il suicidio di Viviana mediante la caduta dal traliccio rappresentava l’ipotesi compatibile con le risultanze investigative, mentre non erano emersi elementi tali da attribuire a terzi la morte del piccolo Gioele.
La Procura ricondusse inoltre il gesto della donna a una condizione di fragilità psicologica, sostenendo che alcuni segnali di disagio fossero stati sottovalutati dai familiari. Una conclusione che la famiglia ha sempre respinto. Assistito dai propri legali e affiancato dal criminologo Carmelo Lavorino, Daniele Mondello ha continuato a contestare diversi aspetti dell’indagine, sostenendo che alcune evidenze scientifiche non sarebbero compatibili con la versione accolta dalla magistratura e denunciando presunte lacune nelle ricerche.
Tra gli elementi indicati dalla famiglia figurano alcuni particolari emersi dagli esami sul corpo di Viviana, tra cui la presenza di due fori nella regione posteriore del cranio e il ritrovamento di un ciuffo di capelli. Secondo i consulenti di parte, questi elementi potrebbero essere compatibili con uno scenario differente rispetto a quello ricostruito dalla Procura. Si tratta però di interpretazioni difensive che non hanno trovato conferma nella ricostruzione giudiziaria.
Un’altra contestazione riguarda l’assenza, secondo i consulenti della famiglia, di impronte o tracce biologiche riconducibili a Viviana sul traliccio. Vengono inoltre messe in discussione la dinamica della caduta e la posizione nella quale il corpo sarebbe stato ritrovato.
Sul piano tossicologico, gli esami non avrebbero evidenziato la presenza di psicofarmaci o sostanze stupefacenti in quantità tali da spiegare il comportamento della donna. La difesa ha inoltre richiamato il fenomeno dei cosiddetti “denti rosa”, interpretandolo come un possibile elemento compatibile con un’asfissia. Nel dettaglio, in medicina legale, il fenomeno descrive denti che assumono una particolare colorazione in seguito a processi di asfissia o putrefazione. Anche questo elemento, tuttavia, non costituisce di per sé la prova di una specifica modalità di morte e deve essere valutato nel complesso degli accertamenti medico-legali.
Tra gli aspetti più discussi della vicenda ci sono infine le immagini riprese dai droni dei vigili del fuoco. Alcune fotografie scattate il 4 agosto, il giorno successivo alla scomparsa, avrebbero già immortalato il corpo di Viviana ai piedi del traliccio. Il dettaglio sarebbe stato individuato soltanto nei giorni successivi, quando le immagini vennero riesaminate, alimentando le contestazioni della famiglia sui tempi e sulle modalità delle ricerche.

Daniele Mondello ha ribadito più volte la propria convinzione: “Mio figlio è stato aggredito da animali e mia moglie è stata uccisa. Ne sono convinto al 100%. Mia moglie è morta per difendere mio figlio, non l’avrebbe mai toccato neanche con un dito”. Sulla base delle contestazioni avanzate nel corso degli anni, i consulenti della famiglia hanno delineato ricostruzioni alternative rispetto a quella accolta dal gip.
Una delle ipotesi sostenute dalla famiglia riguarda un possibile attacco da parte di animali presenti nella zona di Caronia. Secondo questa ricostruzione, Gioele potrebbe essere stato aggredito nella vegetazione e Viviana avrebbe tentato di difenderlo, venendo a sua volta aggredita e uccisa. Si tratta di una tesi sostenuta dai consulenti della famiglia, ma che non è stata accolta dagli inquirenti.
La difesa ha inoltre prospettato la possibile presenza di terze persone nell’area, ipotizzando che qualcuno possa essere entrato in contatto con Viviana e Gioele dopo l’incidente e che la scena possa essere stata alterata. Tra le persone prese in considerazione nelle ricostruzioni alternative della famiglia figurano anche soggetti che si trovavano nella zona per motivi di lavoro o di pascolo.
Si tratta di scenari rimasti al centro delle contestazioni della famiglia, ma che non hanno trovato riscontro nella ricostruzione giudiziaria che ha portato all’archiviazione. Proprio su questi elementi Daniele Mondello e i suoi consulenti hanno continuato a chiedere ulteriori accertamenti e la riapertura delle indagini.
A distanza di anni, il caso di Caronia resta quindi caratterizzato da due ricostruzioni profondamente diverse. Da una parte quella della Procura e del gip, secondo cui la morte di Viviana Parisi è riconducibile a un gesto suicidario e quella del piccolo Gioele non è attribuibile all’azione di terzi; dall’altra la convinzione della famiglia Mondello, che continua a ritenere madre e figlio vittime di un’aggressione e chiede che vengano svolti nuovi approfondimenti investigativi.