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Mattarella, la notizia è appena arrivata: “È un nostro dovere”. Brividi

Commemorazione della strage di Ustica

A quarantasei anni dalla strage di Ustica, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha riaffermato l’importanza di fare piena luce sull’accaduto, definendo questa ricerca di verità un «dovere irrinunciabile» dello Stato. Il 27 giugno 1980, il DC9 Itavia in volo da Bologna a Palermo precipitò nel Mar Tirreno, causando la morte di 81 persone. Da allora, la vicenda è rimasta segnata da incertezze e difficoltà nella ricostruzione completa dell’evento.

Il messaggio del Capo dello Stato sottolinea come il tempo non possa trasformare la ricerca della verità in un atto concluso e ricorda che il percorso compiuto ha prodotto risultati importanti. Tuttavia, Mattarella evidenzia che non si tratta solo di commemorare le vittime, ma di completare la ricostruzione, poiché una democrazia non può considerare chiusa una vicenda ancora segnata da interrogativi fondamentali.

Il richiamo istituzionale del Presidente Mattarella

Nel suo intervento, Mattarella ha espresso vicinanza ai familiari delle vittime, riconoscendo il dolore intatto dopo tutti questi anni. Il Presidente ha inoltre sottolineato che la memoria, in casi come quello di Ustica, è strettamente collegata alla responsabilità istituzionale. La commemorazione da sola non è sufficiente senza un impegno concreto a ricostruire fino in fondo i fatti.

La strage di Ustica rappresenta una delle pagine più difficili per il rapporto tra cittadini e istituzioni italiane, per via delle numerose zone d’ombra, dei silenzi e delle resistenze che hanno rallentato la verità. Questo caso ha coinvolto la credibilità dello Stato, la trasparenza democratica, i rapporti con altri Paesi e il rispetto verso le famiglie che da decenni chiedono non una semplice verità consolatoria, ma una verità completa e definitiva.

Il richiamo alla chiarezza e alla trasparenza resta dunque un impegno ancora attuale e urgente, soprattutto perché ogni anniversario senza risposte definitive evidenzia la distanza tra ciò che è stato accertato e ciò che ancora manca, in particolare l’individuazione delle responsabilità materiali.

La posizione dei familiari: la memoria non si archivia

La presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Daria Bonfietti, ha ribadito con forza la necessità di non archiviare la vicenda. Per i familiari è ormai assodato che il DC9 Itavia fu abbattuto in un contesto di guerra aerea, ma non è accettabile chiudere il caso senza individuare chi abbia materialmente colpito l’aereo.

La domanda rimane cruciale: chi abbatté il DC9? Bonfietti evidenzia che non basta una ricostruzione storica generale, ma serve conoscere l’identità di chi operava nei cieli italiani quella notte e quali Paesi fossero coinvolti. Le informazioni ancora mancanti e le risposte non arrivate dopo quarantasei anni sono motivo di forte preoccupazione.

La richiesta è rivolta al Governo e alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, affinché intervenga con l’Avvocatura dello Stato contro la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura. Secondo Bonfietti, lo Stato deve dimostrare un impegno attivo nel voler conoscere fino in fondo la verità, non limitandosi a osservare dall’esterno il percorso giudiziario. La questione riguarda sia la giustizia che la politica estera, poiché qualora le indagini e le rogatorie non fossero sufficienti, spetterebbe al Governo richiedere risposte concrete da parte dei Paesi alleati.

Il riferimento a Stati come la Francia è rilevante, in quanto l’intera vicenda coinvolge presenze militari straniere, relazioni internazionali e informazioni custodite al di fuori dell’Italia. Per questo motivo, Bonfietti sollecita una forte iniziativa diplomatica per ottenere la massima trasparenza e collaborazione.

Anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha sostenuto l’appello dei familiari con la frase significativa: «La memoria non si archivia». Questo slogan racchiude il significato morale e politico della giornata, evidenziando come una chiusura frettolosa rischierebbe di rappresentare una resa dello Stato davanti all’ultimo tratto della verità. Lepore ha inoltre denunciato il rischio di depistaggi, muri di gomma e archiviazioni di comodo, invitando il Paese a non accettare una conclusione senza chiarezza piena.

A quarantasei anni dalla tragedia, la strage di Ustica rimane una ferita aperta per la Repubblica. Le vittime e i loro familiari chiedono non solo memoria, ma giustizia e coraggio politico. Il messaggio di Mattarella restituisce a questa battaglia il suo significato più alto: in una democrazia non si può lasciare nell’ombra una strage che ha segnato profondamente la coscienza nazionale e distrutto ottantuno vite.