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“La ragazza di Stillwater”, un film da non perdere che va oltre il thriller

La ragazza di Stillwater, film diretto da Tom McCarthy, due volte premio Oscare per “Il caso Spotlight”, racconta la storia di Bill Baker (Matt Damon), un trivellatore di petrolio dell’Oklahoma che viaggia fino a Marsiglia, in Francia, per incontrare sua figlia Allison (Abigail Breslin), che non vede da anni. La ragazza si trova in prigione a causa di un omicidio di cui si dichiara innocente.

L’uomo dovrà affrontare un sistema legale sconosciuto, molte barriere culturali e linguistiche, ma soprattutto personali per tentare di scagionare il sangue del suo sangue. Mentre si trova a Marsiglia, determinato a far uscire la figlia dalla prigione con la fedina penale pulita, Bill conosce una donna del posto e sua figlia, con cui lega così tanto da riuscire, grazie a loro, a guardare oltre i propri confini. È durante la missione salvifica di Allison che l’uomo imparerà un senso di empatia fino ad allora sconosciuto.

A detta di McCarthy i ritardi nella lavorazione del film e l’influenza degli sceneggiatori europei hanno reso il film la migliore versione di sé stesso. Un film quasi pronto (il montaggio stava terminando a marzo del 2020) ha avuto poi il tempo di “lievitare” ed è stata, a detta di McCarthy, un’ottima scusa per aggiustarne il tiro, modificando ritmo e toni.

Tom McCarthy agli Oscar 2016

Anche se il lungometraggio racconta una storia inventata, durante l’attività stampa McCarthy ha raccontato di aver tratto ispirazione, almeno all’inizio, dal caso della studentessa americana che ha trascorso quasi quattro anni in prigione in Italia per l’omicidio della sua compagna di stanza Meredith Kercher nel 2007 prima di essere assolta in via definitiva dalla Cassazione nel 2015.

Amanda Knox

Proprio per questo Amanda Knox si è scagliata contro il film che sarà nelle sale dal 9 settembre. La Knox accusa di sfruttare la sua storia, ribadendo che per lei non c’è stato nessuno diritto all’oblio: “Il mio nome mi appartiene? La mia faccia? E la mia vita? La mia storia? Perché il mio nome è usato per riferirsi ad eventi in cui non ho avuto voce in capitolo? Torno su queste domande perché altri continuano a trarre profitto dal mio nome, dalla mia faccia e dalla mia storia senza il mio consenso”.

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