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Guardelo quant’è bello! Dar saluto pare che sia una vittima e che dica: Io veramente nun ciambivo mica…


Er ministro novo

Guardelo quant’è bello! Dar saluto
pare che sia una vittima e che dica:

Io veramente nun ciambivo mica;
è stato proprio el Re che l’ha voluto! –

Che faccia tosta, Dio lo benedica!
Mó dà la corpa ar Re, ma s’è saputo
quanto ha intrigato, quanto ha combattuto…
Je n’è costata poca de fatica!

Mó va gonfio, impettito, a panza avanti:
nun pare più, dar modo che cammina,
ch’ha dovuto inchinasse a tanti e tanti…

Inchini e inchini: ha fatto sempre un’arte!
Che novità sarà pe’ quela schina1
de sentisse piegà dall’antra parte!

La poesia “Er ministro novo” di Trilussa satirizza ironicamente la figura di un nuovo ministro, dipingendolo come un individuo che assume il suo ruolo apparentemente contro la propria volontà. Trilussa evidenzia la faccia tosta del ministro, sottolineando le manovre politiche alle sue spalle, presentandolo come un personaggio gonfio di sé e impettito. La poesia si conclude con l’immagine suggestiva di un possibile cambiamento repentino nel comportamento del ministro, suggerendo la volubilità delle alleanze politiche. Attraverso il dialetto romano e uno stile ironico, Trilussa offre una critica scanzonata del potere politico, mettendo in luce le contraddizioni e le ipocrisie dietro le figure di rilievo. La brevità della poesia e l’uso di linguaggio colloquiale contribuiscono a rendere l’opera incisiva e accessibile, offrendo uno sguardo arguto sulla politica dell’epoca.

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